Il Moscato di Siracusa DOC
Il Moscato di Siracusa secondo il celebre storiografo ed enologo Saverio Landolina Nava (1743-1814) sarebbe identificabile con l’antico Pollio siracusano, ottenuto dall’uva Biblia (dai monti Biblini, in Tracia) che fu introdotta a Siracusa da Pollis, mitico tiranno della città. Se così fosse, le sue origini risalirebbero al VIII-VII secolo a.C., e il Moscato di Siracusa potrebbe essere considerato il vino più antico d'Italia.
Ancora oggi, seppur in quantità ridotte, questo vino viene prodotto nel territorio comunale di Siracusa con uve di Moscato Bianco sottoposte a un leggero appassimento.
Come si consuma
Il Moscato di Siracusa è un vino da dessert che si accompagna a piccola pasticceria e a crostate di frutta bianca. Va degustato in piccoli calici a una temperatura di 10–12 °C.
Come si conserva
Per conservare correttamente il Moscato di Siracusa è sufficiente tenere il vino al buio, a una temperatura costante fra 10 e 15°C e, per impedire che il tappo si asciughi, l’umidità deve aggirarsi intorno al 70-75%. Le bottiglie vanno conservate in posizione orizzontale su scaffalature di legno.
Come si produce
Per la preparazione del Moscato di Siracusa si utilizzano uve di Moscato bianco sottoposte a leggero appassimento. È necessario diraspare le uve, siano queste stramature o più o meno appassite, perché i raspi si presentano secchi e quindi in grado di assorbire quantità sensibili di alcol e conferire cattivi sapori; occorre inoltre procedere a una pigiatura soffice. Alla fase dell’ammostatura segue la fermentazione, che si blocca naturalmente al raggiungimento di una certa gradazione alcolica (che può essere compresa tra i 14 e i 16°C) poiché, pur essendo presenti ancora nel prodotto vinoso consistenti quantitativi di zuccheri residui, i lieviti non riescono più a trasformarli in alcol proprio per l’elevata gradazione alcolica raggiunta. Il vino così ottenuto viene quindi stabilizzato e può essere imbottigliato.