Noto
Noto, a 32 chilometri a sud di Siracusa, è la capitale indiscussa del barocco siciliano. Il suo ampio territorio è ricchissimo di attrazioni naturalistiche, storiche, archeologiche e paesaggistiche. Interamente ricostruita dopo il terremoto del 1693, oggi la città settecentesca rappresenta l’emblema della ricchezza e dello sfarzo nell’epoca barocca in Sicilia. Offre al turista palazzi di giallognola pietra, così vicina al colore della carne ed inattesi tesori che sparsi nel territorio raccontano storie di civiltà antiche. Definita "giardino di pietra" da Cesare Brandi, offre ai suoi visitatori uno spettacolo unico di capitelli, fregi barocchi, chiese e palazzi nobiliari, che le hanno valso il riconocoscimento di "patrimonio culturale dell'umanità" dall'UNESCO.
Tra le perle del suo vasto territorio vale la pena di mennzionare: l'antica città di Eloro, la Villa del Tellaro, i resti di Noto Antica sul Monte Alveria, l'oasi naturalistica di Vendicari, la Valle dei Miracoli.
La Villa del Tellaro
Dal centro città immettendosi sulla strada Noto – Pachino, si arriva al ponte sul Tellaro, per poi deviare a destra. A circa 100 metri, in contrada Caddeddi (come segnala il cartello), si trova la Villa Romana del Tellaro (IV secolo), pregevole per i mosaici pavimentali (forse appartenuta ad un latifondista o ad un senatore romano).
Per gli esperti sono i pavimenti musivi più belli e artistici d’Italia e sono divisi in vari registri musivi, che rappresentano scene di caccia, il riscatto del corpo di Ettore ed altri temi. La datazione della Villa è legata al rinvenimento di monete di Imperatori Romani del IV sec. d.C. La Villa probabilmente aveva una superficie di circa 5 mila mq. Fu distrutta da un incendio, com’è stato possibile arguire dall’esame delle assise di base del fabbricato ottocentesco.
Noto Antica sull’Alveria
Dal centro storico di Noto si procede verso la zona collinare di San Corrado fuori le mura, superato lo stupendo santuario della Madonna della Scala, a circa 3 Km. si ammirano il monte Alveria e le possenti mura cinquecentesche di Noto Antica, le cui maestose mura di cinta dirute dal diastroso evento sismico, attraverso la Porta della Montagna, fanno accedere a quanto resta della città antica.
La città di Eloro
Uscendo dal centro storico ed imboccando la strada per il cimitero della città, si gira a destra e poi a sinistra per la strada di C/da Zupparda. Superato l’incrocio Noto-Pachino, dopo pochi metri si devia a destra, percorrendo tutta la strada fino al bivio. Si svolta a destra e dopo un centinaio di metri si scorge, a sinistra, la colonna Pizzuta o Piliere, che faceva parte dell’area cimiteriale della città di Eloro. La colonna ha una forma quasi cilindrica, è alta circa 10 metri ed è posta su una base a gradini. E’ la parte superiore di un ipogeo, dove sono stati rinvenuti un lettino funerario e una poltrona, interamente scavati nella roccia, uno specchio e alcune monete raffiguranti il re Ierone II, tutti elementi che fanno risalire il sepolcro all’età ellenistica (III sec a.C.). Pochi chilometri oltre, seguendo la segnaletica, si giunge ad Eloro, che sorge su una bassa collina, limitata ad est dal mare Ionio e a sud dal fiume Eloro (Tellaro).
L’agorà della città di Eloro, centro politico e commerciale, è attraversata dalla Via principale, che immetteva il viaggiatore nella Via Elorina per Siracusa.
I Santuari di San Corrado e della Madonna della Scala.
Lasciato l’abito periferico a nord della città, per la strada statale 287, si incontrano numerosi santuari. La strada si snoda ad anse fino a S. Corrado fuori le mura (Km 4 circa), luogo di villeggiatura per molte famiglie netine. Nella parte alta si può visitare la chiesetta dedicata a Maria S. Assunta, e poi, scendendo nella Valle dei MiracoliQui vi si ritirò il frate francescano Corrado Confalonieri, nobile piacentino, poi canonizzato e riconosciuto come Patrono di Noto. Attraverso un vialetto si procede verso l’Eremo e poi il Santuario settecentesco, che include la grotta che ospitò il Santo.
Riprendendo il viaggio sulla strada per Palazzolo Acreide fino al Km.10, svoltando a sinistra per la strada provinciale, con alla destra le edicole della Via Crucis, si arriva al Santuario della Madonna Scala del Paradiso. La chiesa e il convento settecenteschi, voluti dal Venerabile Girolamo Terzo, sorgono in posizione eminente, su un poggetto con due scalinate. Dal terrazzo il visitatore può ammirare un paesaggio verde e coronato da rocce. All’interno, sull’altare maggiore si può ammirare un’immagine della Madonna con il Bambino e sotto l’altare l’urna contenente i resti mortali di S. Franzo. Sulla sinistra è tumulato il Venerabile Terzo e sulla destra v’è la sua cella.
Vendicari
Vi si arriva procedendo per la strada Noto-Pachino fino al decimo chilometro. Qui è possibile ammirare molteplici esemplari di animali, come i fenicotteri, gli aironi, i cavalieri d’Italia, i gabbiani, le cicogne, ma anche i pettirossi, i corvi, le tortore, ecc. Nell’oasi vivono anche volpi, lepri, conigli e ghiri. Germogliano la palma nana, il finocchio di mare, il rosmarino, la ginestra, l’oleandro, il mirto e il gelso. All’interno dell’Oasi si trova la Torre sveva di Vendicari, edificata tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, in epoca aragonese. Aveva un piano superiore ed è dotata di una struttura fortezza, con archi a sesto acuto, per la guarnigione.
Fino ai primi decenni del Novecento era ancora in attività la tonnara, di cui rimangono alcune strutture di cemento, in corso di restauro. Ad un centinaio di metri di distanza dalla Torre fu rinvenuto dalla Soprintendenza un impianto romano per la lavorazione del pesce, per la produzione “garum”, tipica salsa usata dai romani per condire i cibi.
Dopo circa due Km. si arriva alla contrada “Cittadella dei Maccari”, a sud della riserva di Vendicari, utilizzata al tempo dei Fenici e dei Greci, come zona di scambi commerciali.